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lunedì 28 maggio 2012

Frammenti #2


"...amare è un verbo, non un sostantivo. Non è una cosa stabilita una volta per tutte, ma si evolve, cresce, sale, scende, si inabissa, come i fiumi nascosti nel cuore della terra, che però non interrompono mai la loro corsa verso il mare."

Tratto da Bianca come il latte, rossa come il sangue di Alessandro D'Avenia, pag. 237

lunedì 14 maggio 2012

Custodi del Portale (La Nuova Stirpe)



La giungla era silenziosa. In attesa. In ascolto. Muovendosi furtivamente gli agili Scinchi dalla cresta gialla stavano seguendo le tracce lasciate incautamente da quegli insulsi umani che cercavano di fuggire. Ma l’intricata foresta si stava dimostrando un ostacolo ben più grande del previsto, per quegli sprovveduti. Aumentarono l’andatura. Volevano assolutamente raggiungerli prima del calar del sole.

Un urlo, seguito da voci concitate ed il clangore metallico di armi che colpivano altro metallo, attirarono la sua attenzione. Sibilando e gorgogliando rallentò l’unità formata da esperti Scinchi armati di arco corto e frecce avvelenate, poi, quasi cinguettando, li esortò ad accelerare ulteriormente. Raggiunta una piccola radura notò con disappunto come i fuggiaschi umani avevano trovato una fine orrenda finendo stritolati e dilaniati da alcuni rovi carnivori nascosti nella bassa vegetazione. Alla tenue luce del sole, anche se sporchi di sangue e di brandelli di carne, luccicavano e risplendevano le piastre e i manufatti d’oro trafugati al tempio. Ma recuperarli era ardua impresa: bisognava evitare i tentacoli e le bocche affamate delle piante assassine. E il suo intuito gli diceva che c’era dell’altro. Indeciso sul da farsi non si accorse subito della bava che umidiccia e calda gli stava colando sul capo. La sua attenzione fu ridestata solo quando una poderosa zampata lo colpì alle spalle, tanto quanto bastò per farlo avanzare di qualche passo barcollando. Un paio di metri più avanti le liane si tesero pronte a stritolare e le bocche si aprirono in famelica attesa, sembrando sgargianti fiori tropicali dal delicato profumo che invitava ad annusarli. Il prode Scinco si voltò irritato, ma spalancò gli occhi per la sorpresa quando vide un grosso Sauro, un po’ più grande del normale, che lo sovrastava digrignando gli aguzzi denti. Non era la sua zona di competenza! La sua truppa di arcieri era già stata trucidata in malo modo, a mani nude: notò le posizioni scomposte assunte dai cadaveri stesi al suolo. Altri Sauri, di dimensioni più consone, se ne stavano silenziosi e guardinghi tutto intorno a loro. Il grosso Sauro, probabilmente un Veterano Sfregiato, indossava piastre dorate, bracciali, un pellicciotto di leopardo, un copricapo variopinto e, cosa che lo sorprese, impugnava un’ascia a due mani tanto grande che anche un Kroxigor avrebbe faticato a maneggiarla. Il colore della sua spessa pelle a scaglie, viola con riflessi rossastri, lo fecero riflettere un istante, ma la paura e la sorpresa lo paralizzavano impedendogli di pensare. Appoggiando una zampa all’elsa del pugnale che portava alla vita, il Sauro, col grosso muso e sbuffando dalle grandi narici, gli fece un gesto intimandogli d’avanzare verso la radura, dove la trappola mortale lo aspettava. Scorgendo un ghigno quasi divertito nel terribile sguardo del bestione, gli occhi dello Scinco si fecero sottili ed indagatori. Ecco un altro dettaglio: un occhio dello Sfregiato era protetto da un disco d’argento con incastonata una pietra verde. Più grosso del normale, un’arma gigantesca, un occhio solo, l’inconfondibile Marchio di Tepok… Impossibile! Rèzel! Il sanguinario! Voltandosi nuovamente verso la radura mise insieme il confuso puzzle che inizialmente gli era sembrato indecifrabile. Quelle liane, i rovi, i fiori. Non era quello il loro posto, alla luce del sole e nella vegetazione così bassa! E il corpo degli umani: ora gli sembravano fatti a pezzi in ben altro modo. Guardò di nuovo i Sauri. Alcuni avevano le mascelle e le armi insanguinate. Cominciò a capire. Incrociò nuovamente lo sguardo col suo boia. Impugnava già la sua grande ascia a due mani, con quale leggerezza e maestria, e stava per colpirlo quando si bloccò a mezz’aria, titubante e, incredibile per un Sauro, in preda di un’emozione, sia essa paura, nervosismo, eccitazione, non sapeva dire quale. Un’ombra lo ricopriva, ma non era quella di Rèzel. Si voltò e questa volta ebbe paura per davvero…

Un fantasma! Un Sauro fantasma! Un Sauro fantasma grande, grosso, cattivo! Un Sauro albino dagli occhi di ghiaccio, impenetrabili e terrificanti. Non era grosso quanto Rèzel ma incuteva timore ed emanava un’aura di energia immensa. L’aria si era fatta pesante e ci si muoveva faticosamente, come schiacciati da una mano invisibile. I sauri, indietreggiando, avevano tutti chinato il capo e abbassate le armi, in segno di sottomissione. Rèzel era titubante. Stavolta era impossibile sbagliarsi! Era il Signore della Guerra, il Prescelto dagli Dei, l’Innominabile: era Apocalisse! E dunque, costui che stava per giustiziarlo era davvero Rèzel, l’araldo del braccio armato degli Antichi.

Ciò che accadde poi, sarebbe divenuta leggenda. Apocalisse, sempre con lo sguardo perso in quello di Rèzel, posò una zampa sulla minuscola spalla del prode Scinco. Prese da dietro la schiena qualcosa che gli porse: una curiosa arma a due lame, entrambe a forma di falce. Ma fu solo quando i suoi occhi da blu ghiaccio divennero rosso fuoco che Rèzel ripose a sua volta la sua ascia e chinò il fetido muso grugnendo. Sommessamente, il Sauro albino bofonchiò qualcosa: ”Shark”. Da quel giorno quello sarebbe stato il nome del nuovo devotissimo servo del Prescelto dagli Dei…








Custodi del Portale (La Piana di Woodland)

 
 
Come tutti i Lizard, Lord Kai non provava sentimenti, eccetto l’istintiva aggressività e ferocia che contraddistingueva la sua specie. Tra tutti i possibili futuri contemplati, ciò che era successo nella valle di Woodland non era stato di gradimento del potente Slann. Secondo Ràshid, l’attendente Sacerdote Scinco inviato sul campo di battaglia, il Prescelto dagli Dei aveva manifestato il suo potere originando un concatenarsi di eventi indesiderati. Era prevista una disfatta totale, ma la vittoria schiacciante sui prodi Cavalieri del Graal e la lunga resistenza contro l’Impero e un’armata di Non Morti, prima di soccombere, aveva destato molte perplessità. L’astuzia e la velocità di Shark, l’eroe indiscusso tra gli Scinchi guerrieri, non poteva competere con la forza di Rèzel, figuriamoci col Portatore del Marchio Benedetto. I campioni delle truppe di Sauri erano ispirati dal Signore della Guerra, quindi inaffidabili. L’Anziano Nakai era ancora in coma dopo il titanico scontro con un enorme Rattogre del Clan Pestilens. La soluzione risiedeva nelle sperdute giungle nei pressi delle Terre Proibite. Nella città di Sirviax stavano nascendo guerrieri che manifestavano i primi sintomi dell’esposizione nefasta al miasma energetico del Caos. Presto l’Unico Custode del Portale avrebbe avuto un nuovo potente servo, devoto e inarrestabile…

martedì 8 maggio 2012

Custodi del Portale (Genesi)


Il collasso energetico del Portale Dimensionale del Polo Settentrionale fu l’inizio della fine: l’imperscrutabile disegno degli Antichi era rimasto incompiuto e peggio ancora il Caos, in tutte le sue forme, aveva fatto la sua comparsa. I prediletti dei misteriosi e dimenticati viaggiatori dello spazio, i potentissimi Maghi Sacerdoti Slann, incuranti del destino delle altre razze protette dai loro signori, intrapresero l’unica via loro logica e possibile: perseguire il Grande Disegno.

Per custodire e difendere i Portali Dimensionali erano stati creati gli Slann di quarta generazione. Il giorno della tragedia molti di essi perirono, altri furono decimati nelle sanguinose e cruenti battaglie con le implacabili orde demoniache. Centinaia di millenni più tardi, quando nani, elfi ed umani ancora non erano all’apice del loro sviluppo, il Disegno Originale era ancora l’unico obbiettivo. Purtroppo, delle piastre rimaste in loro possesso, poche erano decifrabili e comprensibili, ed ogni interpretazione dei testi dei maestri scomparsi era troppo soggettiva, nonostante la collaborazione a livello telepatico dei più potenti Slann ancora in vita. Tra questi, Lord Kai (dimenticato/perduto nel linguaggio sauriano) nonostante la giovane età (era di quinta generazione) dimostrò una particolare aggressività e attitudine al combattimento, nonché un’ineguagliabile dimestichezza nelle arti magiche. Quando il Venerabile Lord Kroak col suo terrificante potere sconvolse l’intero pianeta , separando le Terre Meridionali dal resto di Lustria, fu proprio grazie all’armata di Lord Kai che l’esodo degli Uomini Lucertola dalle Terre Settentrionali ebbe successo.

Autoproclamatosi l’Unico Custode del Portale, il feroce Slann iniziò un’eterna lotta contro le forze del male, interpretando come una benedizione degli Antichi la nascita tra i suoi Sauri di un albino, evento raro di quei tempi. Quest’ultimo, quando il suo comandante non scendeva personalmente in battaglia, era l’indiscusso generale: dotato di una forza devastante e di una sagacia tattico-militare sconosciuta ai Sauri si era preso l’appellativo di Signore della Guerra, e in tutta la popolazione era conosciuto come “Apocalisse, il Prescelto dagli Dei”. Col suo fido braccio destro, il potentissimo Rèzel, l’unico Sauro in grado di impugnare un’arma a due mani con la disinvoltura di un Kroxigor, riuscì nell’impresa di abbattere un gigantesco demone cornuto. Il suo cranio, dopo gli appropriati trattamenti rituali, fu donato a Lord Kai che da allora, come Lord Mazdamundi, crede nella profezia di Querchi (probabilmente un Antico) divinità poco conosciuta ai comuni Lizard. La profezia recita: ”Favorito sarà colui che cavalca la bestia cornuta”.

Ma tra alcuni Maghi Sacerdoti Slann, Lord Kai non è ben visto: la sua costante presenza nelle Terre Maledette, le terre dimenticate dagli Dei, suscita qualche perplessità. La sua esposizione continua e massiccia alle energie malefiche del lato oscuro potrebbero averne alterato spirito e corpo. Una prova sarebbe il suo indiscriminato e discutibile uso di magie carpite volontariamente dalle Sfere Proibite. D’altronde è l’unico in possesso della misteriosa piastra del Guardiano, mai interpretata e unica nel suo genere. Che abbia davvero il favore degli Dei?





giovedì 26 aprile 2012

Quattro chiacchere con... Taglialatela Scafati Santolo



In un 2012 che stenta a partire col ritmo giusto, riusciamo finalmente a trovarci con Santolo Taglialatela Scafati per una bella "chiaccherata". Ho la fortuna di averlo come collega, anche se in reparti e con manisoni differenti, quindi capita d'incrociarsi e scambiare qualche battuta. Per questa intervista mi piace immaginare un nostro casuale incontro alle macchinette del caffè, sarà quindi una cosa lampo, se no i capi...

1) Ciao! Allora, com'è?

Ciao Silvio, tutto bene, grazie. Sono contento di ritrovarmi, anche se virtualmente, con te all’area break…innanzitutto grazie per l’invito…

2) Figurati! Complimenti ancora per "L'Autore di Ricordi", l'ho già letto un paio di volte e davvero mi lascia sempre piacevolmente emozionato! Mi è piaciuta molto anche la dedica. L'idea che un giorno tua nipote possa "posare gli occhi su qualcosa di tuo"... poetico. Come tutti i tuoi lavori del resto. Ma di un po', so che ti piace molto scrivere anche testi di canzoni, e per qunato riguarda la poesia?

Mi fa molto piacere che hai sentito il desiderio di rileggere il romanzo. Quella che si racconta nel libro è una storia comune, che appartiene a ciascuno di noi, perché i sentimenti fanno parte della natura umana. Anche i “cattivi” si innamorano, anche le persone “logiche” si lasciano rapire dalla “illogicità” di un sentimento. Nella prefazione faccio riferimento alla mia “nipotissima” Anna perché il romanzo l’ho ultimato poco dopo la sua nascita e la prefazione è stata scritta alla vigilia della mia ripartenza per Milano dopo le festività natalizie del 2008, in quei pochi giorni in cui l’ho potuta conoscere. Il linguaggio poetico che indichi nel romanzo ha in effetti la radice in quello che sono stati per vari anni il mio hobby preferito: la poesia propriamente detta e la poesia in musica. Per questo, il romanzo ha quasi una connotazione da “poesia scritta in prosa” e non solo per la presenza di numerosi inserti poetici nel testo, ma propriamente per l’utilizzo di metafore e di descrizioni interiori per le quali si accorda un linguaggio più ricercato, meno comune.

3) Ma cos'è che ti ispira? Particolari situazioni e stati d'animo precisi, la vita di tutti i giorni, o devo supporre che come me vivi in un mondo tutto tuo fatto di carta, inchiostro, sospiri...

Direi che dipende da cosa si va a scrivere: per esempio, con le canzoni quello che faccio è iniziare a comporre partendo da un ricordo, cercando di rievocare non precisamente qualcuno, ma uno stato d’animo associato a quel qualcuno. Dopo i primi accordi, metto giù quello che è un abbozzo di testo che verrà poi terminato in maniera più celebrale che sentimentale. La poesia invece resta per il 99 % frutto di un’ispirazione, i rimaneggiamenti solo minimi: preferisco una poesia imperfetta ma profondamente ispirata ad un esercizio di stile tecnicamente valido ma freddo. Sarebbe altrimenti come dipingere un cuore incapsulato in un  iceberg. Nel caso del romanzo, essendo il lavoro più lungo e  dato che la sua stesura richiede lo sviluppo di una storia, non esiste mai solo il proprio stato d’animo, solo l’ispirazione, ma si deve far riferimento a situazioni di vita di tutti giorni per rendere quanto si scrive credibile. Lo scrittore chiuso nella propria stanza ha bisogno di una fantasia illimitata. Ma non tutti ce l’hanno e ciò che può sembrare un limite è invece una forza: chi non possiede  una grossa capacità d’invenzione, per poter scrivere ha necessità di dover osservare, documentarsi, conoscere, imparare, prendere in prestito storie e personalità di altri. Un esempio: esistono nel romanzo personaggi ispirati a persone che ho conosciuto, anche se non fisicamente simili, ma nel modo di comportarsi quel dato personaggio si comporta in modo coerente perché si muove in un certo contesto, in una data situazione, come si sarebbe grossomodo comportata la persona reale che ha fatto da fonte di ispirazione. La stessa storia del libro prende liberamente, anche se abbastanza da lontano, lo spunto da un racconto fattomi per caso da una persona che ho conosciuto alcuni anni fa in un circolo scacchistico di Milano: un affermato ingegnere calabrese che da giovane aveva deciso di cambiare vita, ma che aveva nel cuore un motivo per lui ancora valido per ritornare, prima o poi, al punto di partenza.

4) In questo periodo stai lavorando a qualcosa di nuovo?

In effetti ho iniziato ormai da qualche tempo la stesura del secondo romanzo, anche se con molte interruzioni e ripensamenti: si tratta di un lavoro più ambizioso del precedente, che si differenzia da “L’Autore di Ricordi” per la  trama più fitta e per l’uso di un linguaggio più convenzionale perché non si tratta in questo caso di un romanzo intimista con le descrizioni approfondite di quelle che sono le interiorità dei personaggi: questo secondo romanzo, dal titolo provvisorio “In riva ai tuoi occhi” racconta di un mistero, di un omicidio, ma è soprattutto un romanzo di formazione. Come ti dicevo è un’opera che ritengo più ambiziosa della precedente, e per questo ci lavoro quando mi ritengo sufficientemente ispirato.

5) So che in passato hai partecipato a qualche concorso, e qualcuno è andato più che bene. Intendi farlo anche quest'anno?

Diciamo che “L’Autore di Ricordi” è stato abbastanza apprezzato, vincendo il secondo premio ad un concorso internazionale di letteratura italiana tenuto a Savona, nel 2010 e alcune poesie contenute nel libro hanno ricevuto diversi riconoscimenti (come poesie finaliste a concorsi nazionali).
Prevedo la definitiva stesura di “In riva ai tuoi occhi” per l’estate e di certo concorrerò a premi in autunno come romanzo inedito.

6) Dì un po': cosa ti aspetti da questo 2012?

Per questo 2012 spero di poter ripubblicare “L’Autore di Ricordi” con un editore nuovo, con un editing più accurato (sono in trattativa con una casa editrice di maggiore diffusione della precedente) e di riuscire a far apprezzare anche “In riva ai tuoi occhi” ai lettori che hanno letto con emozione il primo.

Vabbuò (mi lascio contagiare dalla sua "dialettica"), beviamoci 'sto caffè prima che si raffreddi. Ah, ma vai di già?!


Eh sì, mi stanno cercando in tutta l’azienda. Vado Silvio, grazie per la chiacchierata e buona fortuna anche per la tua vita artistica…


Grazie a te! Per tutto quanto: e in bocca al lupo!


E' già andato... di corsa, come al solito... Mi sono dimenticato di chiedergli che libro vorrebbe consigliare...Mmm...




PS Naturalmente, sempre a breve (!) posterò il primo capitolo del libro, così vi farete un'idea di quello che scrive il nostro amico Santolo Taglialatela Scafati!

mercoledì 18 aprile 2012

Frammenti #1


"Ci sono due modi per guardare il volto di una persona. Uno è guardare gli occhi come parte del volto. L'altro è guardare gli occhi e basta, come se fossero il volto. E' una di quelle cose che mettono paura quando le fai. Perchè gli occhi sono la vita in miniatura. Bianchi intorno, come il nulla in cui galleggia la vita, l'iride colorata, come la varietà imprevedibile che le caratterizza, sino a tuffarsi nel nero della pupilla che tutto inghiotte, come un pozzo oscuro senza colore e senza fondo. Ed è lì che mi sono tuffato..."

Tratto da Bianca come il latte, rossa come il sangue di Alessandro D'Avenia, pag. 154

domenica 25 marzo 2012

Se una rondine non fa primavera...


Dopo una buon'ora passata a navigare e un'altra a scrivere un po' del nuovo libro, faccio una "pausa"... scrivendo! A parte che scoprire dall'web che è già arrivato il momento di portare avanti l'ora è stato di per sè un trauma, ebbene, cosa fareste se come un archeologo vi ritrovaste con in tasca da ore un post-it scritto chissà quando e ormai ritenuto perso e dimenticato, rinvenuto tra i giochi del figliol prodigo (anzi, preciso che è stato proprio lui che me l'ha gentilmente dato, pescandolo dai suoi suddetti effetti personali, sorridendo e dondolando la sua testolina riccioluta tutto compiaciuto) recante un preciso messaggio: concorso in scadenza il 30 Marzo, invio racconto max il 25... Beh, il pomeriggio è trascorso senza che potessi anche solo mettermi tranquillo un attimo a pensare al da farsi, anzi, me la son presa proprio comoda. Già in passato ho visto come racconti o storie troppo ragionate non abbiano portato a nulla, mentre quando mi sono lasciato guidare dall'istinto, dall'ispirazione, dalla mano in preda ad un raptus, i risultati siano stati ben diversi. Così facendo, fino a poco fa, nonostante il foglietto incriminato fosse poi stato messo in bella vista a margine del netbook, niente: l'ho ignorato e ho continuato a fare come nulla fosse, finchè... DIN! Ecco che qualcuno ha premuto l'interruttore giusto! (Beh, avete ragione, l'interruttore non fa proprio questo rumore...) Interrompo tutto, prendo uno dei miei innumerevoli quadernetti (avete presente quelli del noto supermercato con su tutti quei personaggi trasformati in ortaggi o verdure?), sguaino la mia penna preferita e butto giù al volo la storia in un attimo, come se fosse sempre stata lì, tirata semplicemente fuori da un cassetto. Sicuramente domani mi alzerò, guarderò quello che ho scritto e mi autodenuncerò come folle, ma poi con un'aggiustatina tutto sarà a posto e pronto all'invio. Anzi, mi viene in mente che i concorsi per racconti brevi a cui volevo partecipare quest'anno erano più di uno: altri post-it da cercare?

Intanto colgo l'occasione per qualche aggiornamento. E' stata finalmente fatta l'intervista all'autore del libro L'Autore di RicordiSantolo Taglialatela Scafati: dovrei postarla a breve, così come il primo capitolo del libro citato.
Ho partecipato alla mia prima Catena di Lettura; avrò modo presto di recensire il libro che ho letto e chissà, magari di intervistarne l'autore.
Dovrei finalmente avere qualche statistica interessante riguardo al mio libro, come già accennavo in un recente post. Poi finalmente vorrei postare qualcosa di mio, incipit di romanzi, racconti, giusto per vedere che ne pensate e se ce la fo ancora... ;)

venerdì 23 marzo 2012

Vamos!


C'è chi le chiama coincidenze, chi inneggia al caso, chi rimanda tutto al fato o al destino o a chissà cos'altro. Fatto sta che domenica il mio piccolo ercolino avrebbe fatto la sua prima "uscita ufficiale", nel senso che finalmente, mangiando ormai di tutto (e quando dico di tutto intendo proprio di tutto! Tutto suo padre, eh eh eh) ebbene, gli intrepidi genitori avevano pensato di andare in un preciso ristorantino sapendo che avrebbero trovato il giusto ambiente per metterlo alla prova. Neanche a metà strada, anzi, appena partiti, ed ecco il cambio di programma. Praticamente ci siamo fermati in un altro posticino, quasi sotto casa. Situazione idilliaca (tanta tranquillità e ambiente piacevole), magnata godereccia (apprezzata anche dal piccolo 4stomaci), ed ecco la sorpresa: già conosciamo i proprietari del ristorante ma... non si finisce mai di stupirsi! E tutto comincia con la moglie che mi chiede del libro che ho scritto e poi vuole scambiare quattro chiacchere. Ed è un tripudio di scambi d'opinione sul mondo fantasy, spaziando dai libri ai videogiochi. Chi l'avrebbe mai detto? A volte pensi di conoscere una persona o chissà quale idea ti fai... Le bontà della cucina spagnola ed un buon vino autoctono, unite ad una piacevole conversazione "fantaletteraria": cosa chiedere di più?  

giovedì 8 marzo 2012

La Spada BIanca - Capitolo 1


CAPITOLO 1

Mi svegliai di soprassalto in piena notte, consapevole che quanto avevo sognato non era frutto di una fantasia sfrenata, bensì la realtà, una cruda ed amara realtà. Tutto il mio vecchio corpo era freddo, come se avessi dormito un sonno eterno, ma non mi meravigliai: del resto la vita e la morte per me erano due entità inscindibili che mi accompagnavano, e mi accompagnano tuttora, da tempo immemorabile.
Mi alzai dal giaciglio a rilento, presi il logoro mantello appoggiato su una sedia e lo indossai sopra i pantaloni e la camicia, anch'essi ridotti all'osso, forse più di me. Lo sguardo mi cadde sulla spada, una bellissima ed antichissima Katana, poggiata a terra accanto alla parete: sapevo fin troppo bene che dove stavo andando non mi sarebbe servita e la lasciai lì.
Mi avvolsi nel mantello, coprii la testa col cappuccio e mi affrettai ad uscire dalla catapecchia che mi ospitava già da molti anni, inoltrandomi nella notte fredda. Il cielo stellato, anche se opaco, mi indicò la via in mezzo al deserto e con il mio grave passo iniziai a camminare senza più la baldanza e lo spirito di un giovane.
Mi stavo dirigendo incontro a qualcosa che avrebbe mutato la mia esistenza e ne ero consapevole. Non era sesto senso, tanto meno una qualsiasi reazione emotiva a farmelo sapere, ma la mia perfetta conoscenza del passato e del futuro, così come conoscevo, e conosco, i segreti della vita e della morte.
Era scritto da tempo immemore che questo giorno sarebbe arrivato ed io non potevo fare nient’altro che accettare l'ineluttabile.
Mentre proseguivo nel cammino mi guardai un attimo intorno ed all'evanescente chiarore stellare vidi solo deserto e solitudine. La qual cosa mi era fin troppo familiare in quanto, da anni, avevo scelto di vivere isolato, da eremita ed i pochi sopravvissuti al disastro non sapevano neppure che esistessi. O meglio: erano certi che fossi morto, dato che avevo da un pezzo superato il secolo di vita.
Era quasi l'alba quando, infine, giunsi sul posto.
La scena che mi si presentò agli occhi era identica alla visione: il furgone era stato dato alle fiamme e lo scheletro annerito fumava ancora, alzando una colonna nera verso il cielo terso. Mi avvicinai e gettai un'occhiata all'interno e le ossa, o quello che restava, sparse sul posto di guida mi confermarono che l'uomo era stato dato alle fiamme insieme al furgone. Con un sospiro distolsi lo sguardo e scrutai intorno.
Un fiumiciattolo scorreva lì vicino, quasi seccato dal perenne calore del sole, e mi avvicinai osservando sconsolato il corpo sfigurato e mutilato di colei che nella visione mi era apparsa bellissima. L'acqua scorreva tra i suoi lunghi capelli e li faceva brillare come diamanti alla luce dell'aurora, mentre il braccio teso testimoniava che fino all'ultimo aveva cercato di proteggere qualcuno. Al suo fianco, lungo la sponda, giaceva riverso il corpo dell’altro ragazzo, poco più di un bambino e con sollecitudine mi diressi verso di lui. Mi inginocchiai e delicatamente lo rigirai, gli sollevai la testa scansandogli i capelli dal volto esangue, timoroso di essere giunto in ritardo ed al mio tocco le sue labbra pallide tremarono appena, facendomi tirare un sospiro di sollievo.
Con delicatezza lo presi in braccio, ignorando volutamente la ferita che gli squarciava in due il torace e dalla quale continuava a fluire sangue e mi accinsi a tornare sui miei passi, ben sapendo che l'altro bambino non l'avrei trovato.
~
Ricordo perfettamente che per un attimo il ragazzo morì; sentii la su anima lasciarlo in silenzio, discretamente, pronta a tradirlo quando più aveva bisogno di lei, portandosi con sé i pochi anni di vita vissuta. A dispetto della mia esperienza, sapevo di non poter fare nulla: dovevo solo attendere.
Rimasi immobile al suo capezzale, con gli occhi chiusi ed una mano posata sulla ferita che avevo ricucito e che avrebbe lasciato una brutta cicatrice a perpetuo ricordo. Il suo cuore ancora giovane era fermo, ma sapevo con certezza che il suo cervello ed il suo corpo erano vivi e che invocavano a gran voce il ritorno alla vita.
Mentre ero lì in attesa che la sua anima tornasse, vidi il suo passato, così chiaro e limpido che mi parve di viverlo in prima persona.
All'inizio tutto era buio e non riuscivo a respirare, mentre mi dondolavo e mi rigiravo in un liquido sconosciuto che mi faceva sentire protetto. Provavo la sensazione di fluttuare in un universo scuro, senza luci e, nonostante il buio, non avevo paura. Capii che mi trovavo nell'utero materno e mi godetti quegli attimi privi di peso, dove mi muovevo con estrema facilità. Solo quando fu il momento di nascere qualcosa miattanagliò lo stomaco, mentre venivo spinto dentro un cunicolo troppo stretto per la mia struttura fisica e sentii un dolore lancinante nell'attimo stesso in cui vidi la luce per la prima volta.
Ma se quella volta fu solo una sensazione, ricordo perfettamente il dolore che ho provato tutte le volte che sono venuto al mondo. Questa, però, è un’altra storia.
Vidi il ragazzo crescere robusto e sereno, circondato dall'affetto dei genitori e protetto dalla cattiveria umana dalla solidarietà degli abitanti del suo villaggio. Provai la sua stessa gioia quando, a sei anni, nacque il fratellino, che lui vedeva come un esserino grinzoso e niente affatto attraente. La sua famiglia si dedicava alla coltivazione di un piccolo pezzo di terra insieme a tutti gli abitanti del villaggio e lui, quando non doveva badare al fratellino, aiutava volentieri nella semina o nel raccolto, contribuendo, nel suo piccolo, al benessere della comunità. Fin quando un giorno il Re non aveva deciso di occupare l'intero villaggio per farne una sua residenza, confiscando la terra e rendendo schiavi gli abitanti. Per questo motivo la sua famiglia, nel marasma che si era creato, era fuggita; ma l'esercito del Re, che era lì proprio per loro, li aveva raggiunti ed aveva ucciso i genitori senza pietà e ferito a morte il ragazzo, credendolo morto, e portandosi via il piccolo.
La storia, ora, era al presente ma, ciò nonostante, continuai a vedere il ragazzo crescere con un vecchio che gli faceva da maestro per renderlo perfetto. Il suo futuro non fu più un segreto per me e quello che vidi mi fece soffrire oltremodo.
Riaprii gli occhi e seppi che il ragazzo era di nuovo vivo: la sua anima era tornata, rimandata indietro dai disegni di Kamido.
Allora mi alzai dalla sedia, presi una ciotola piena d'acqua e con una salvietta gli inumidii il volto pallido e gelido.